Nella bolla di Orlando, dove la NBA si appresta a chiudere questa interminabile stagione 19/20, è giunto il primo verdetto, comunque vada il Titolo dopo un breve soggiorno tra i geli canadesi se ne torna al caldo, deve solo scegliere tra le spiagge di Miami e quelle di Los Angeles.
Finale tra i quotatissimi Los Angeles Lakers e gli impronosticabili Miami Heat .
Da una parte la squadra che tutti attendevano quella delle supertars LeBron James e Antony Davis in missione per conto di Dio o meglio per conto di Kobe, per riportare il titolo a LA dopo dieci anni dall’ultimo simboleggiato proprio da Kobe Bryant Mvp e soprattutto dopo dieci anni di vuoto assoluto in cui mai sono stati nemmeno raggiunti i play off, dall’altra una squadra di recente nobiltà NBA con 5 finali negli ultimi 15 anni di cui quattro legate al periodo Heat proprio di Lebron. I Miami Heat sono arrivati in finale a fari spenti nella notte dopo essersi classificati solo quinti nella Eastern Conference, per poi mettere il turbo nella bolla con un percorso netto in cui hanno rifilato 4-0 a Indiana, 4- 1 ai favoriti Bucks e 4-2 ai favoritissimi Celtics.
C’erano tanto legittimi dubbi su come potessero essere questi Play off nella bolla, bè ora possiamo dirlo, pur mancando tutto il pathos legato alle meravigliose Arene piene, pensiamo solo a questa finale allo Staples Center di Los Angele e la American Air Lines Arena di Miami, lo spettacolo cestitico è stato assolutamente degno e ha ribadito tra l’altro un paio di cose note, tipo che i Clippers , nonostante gli ingenti investimenti, con una eliminazione da lettino dello psicanalista continuano a stare alle finali di Conference come la Juve alla Champions, che l’esperimento Rockets, ovvero trasformare un gioco di squadra in un gioco individuale e un tiro al piattello, e’ definitavamente naufragato, e aver allontanato l’allenatore Mike D’Antoni , che da buon Arsenio Lupin se ne è andato un giorno prima di essere licenziato, è come quello che torna a casa trova la moglie con l’amante sul divano e vende il divano.
I volti piu’ attesi delle Finals sono , lato LA, ovviamente, Lebron alla sua decima finale, 3 vinte e 6 perse, a quasi 36 anni in uno degli ultimi passaggi importanti di una carriera unica e straordinaria, basti pensare che in caso di vittoria sarebbe il primo a vincere l’anello con tre squadre differenti, insieme a lui l’altra superstar Antony Davis, arrivato appositamente quest’anno a supportare il Re nella impresa formando una sorta di Instant Team in grado di vincere subito, qui e ora.
Lato Miami invece a tentare l’impresa una squadra feroce, sia in difesa che in attacco che ha trovato in Jimmy Butler, un ex senzatetto finora più noto come spaccaspogliatoi, il capobranco che cercava, in Goran Dragic il fosforo cestitico europeo che nessuno pensava piu’ potesse esprimere a cosi alti livelli dopo 34 primavere e numerosi e anche recenti infortuni, e in Bam Adebayo, un ragazzo che solo pochi anni fà viveva in roulotte, il lungo forte e umile capace ogni anno di aggiungere qualcosa al proprio gioco fino ad arrivare ad oggi dove gli Heat si ritrovano un pivot potente, veloce e spesso devastante.
Siccome siamo italiani, ci sforziamo di cercare in queste Finals anche una traccia del nostro belpaese, e la troviamo nel numero 4 dei Lakers con l’improbabile nome di Alex Caruso, uno che lo guardi e ti sembra piu’ un impiegato del Catasto che un giocatore Nba, eppure è li, spesso fà giocate importanti e per le tortuose e misteriose vie Hollywoodiane e’ pure diventato una specie di fenomeno social. A livello di italianità comunque siamo in zona Suarez.
Vabbe’ non resta che sdraiarci sul divano, fare scorta di birra e patatine, e goderci lo spettacolo, con la certezza che sarà uno spettacolo!!








