E siamo arrivati a 11! Se da una parte è vero che l’Italia calcistica ha fino ad oggi preso parte a ben 10 finali fra Mondiali ed Europei, portando a casa per 6 volte la Coppa in palio, dall’altra è altrettanto vero che per 11 volte, nel corso di queste manifestazioni, si è ritrovata a decidere il suo destino con i drammatici tiri dal dischetto. La storia è cominciata nel 1980 quando, agli Europei organizzati proprio in Italia, eliminati dalla finale a causa della melina e della tattica del fuorigioco del Belgio, gli azzurri persero la finale per il 3° e 4° posto contro la Cecoslovacchia. Dieci anni dopo, una delle più brucianti sconfitte di sempre: a Napoli, contro l’Argentina di Maradona, al culmine delle notti magiche che portarono la Nazionale di Vicini a bruciare un Mondiale già vinto, ancora una volta in casa, per di più. Quattro anni più tardi, negli USA, toccò a Baggio calciare in curva il rigore che ci avrebbe tenuti in vita nella finalissima iridata contro il Brasile, forse il più battibile di sempre, e ancora ci fanno male le disperate lacrime di Baresi, anche lui impreciso nella serie che portò la Selecao al quarto titolo. Nel 1998, nei quarti di finale allo Stade de France di Parigi, dopo che il solito Baggio aveva fatto tremare il popolo blues con il suo tiro uscito di un centimetro a Barthez battuto durante i supplementari, Gigi di Biagio spaccò la traversa e diede il là alla marcia trionfale della Francia culminata nel trionfo sul Brasile. Fino a lì, quindi quattro “lotterie” e quattro sconfitte, una serie davvero terribile. Nel 2000, però, ha cominciato a girare il vento. Seminfinale Europea di Rotterdam, in 10 contro 11 per oltre 100 minuti, gli azzurri resistono agli assalti dell’Olanda, incapace di segnare due rigori durante la partita e, soprattutto, stregata da Francesco Toldo anche durante i tiri decisivi, dei quali, oltre alle incredibili parate del portierone – passato alla storia per quella magica serata in cui avrebbe continuato a parare rigori ad oltranza – tutti ci ricordiamo Totti che andando verso Van der Sar ha detto ai compagni “‘Mo je faccio er cucchiaio“. E arriviamo nel 2006, quando, a Berlino, nella super sfida contro la Francia, dopo un Mondiale trionfale, i ragazzi di Lippi non sbagliarono nemmeno un tiro e, in barba alle statistiche che vedono sfavorita la squadra che tira per seconda, approfittarono dell’unico errore compiuto da Trezeguet – cui il destino riprese ciò che aveva regalato 6 anni prima con quel maledetto golden gol che tanto ci fece piangere – e portarono a casa un titolo fantastico quanto insperato alla vigilia, al pari di quello del 1982. Agli Europei del 2008, vincendo ai rigori contro di noi, la Spagna inaugurò la sua irripetibile stagione che la portò, per 4 anni, a vincere tutto, compresa anche la kermesse continentale del 2012 battendoci 4-0 in finale, dopo che l’Italia riuscì a vincere nei quarti di finale ai rigori contro l’Inghilterra con lo scavetto di Pirlo in grado di ribaltare gli equilibri che, fino a quel momento, vedevano in vantaggio i bianchi. Siamo arrivati al 2016, ancora gli Europei, arrivati al termine del difficile percorso di ricostruzione eseguito da Antonio Conte, CT della Nazionale per due anni con l’obiettivo di riportarla in alto reduce com’era da due missioni mondiali fallimentari (premonitrici dell’inopinata e s-Ventura-ta eliminazione dall’edizione di Russia 2018 che non ci vide nemmeno qualificati). Questa volta, il dischetto decide a nostro svantaggio il quarto di finale contro la Germania, al termine di una infinta trafila che sarà ricordata per i disgraziati errori di Pellè e Zaza, ridicolizzati dal portierone tedesco Neuer nonostante saltelli e sfottò che tuttora fanno sorridere chi rivede quei tiri (non a caso, sono stati inseriti in più di una raccolta su YouTube riguardante quelli più assurdi della storia). Siamo arrivati al 2021, ieri, e sei giorni fa, Italia vincente tramite i penalty prima contro la Spagna e poi, ancora nel tempio di Wembley ma questa volta sui padroni di casa dell’Inghilterra, grazie alle parate di Donnarumma e alla freddezza dei vari Bonucci, Bernardeschi (che rivincita per lui!), Berardi, e, anche se hanno sbagliato in finale, pure Belotti e Jorginho (indimenticabile il suo rigore decisivo contro gli iberici: è proprio vero che se le cose devono andare bene, lo fanno fino in fondo, visto che l’errore con l’Inghilterra è stato rimediato dalla prodezza di Gigio). Resterà per sempre negli occhi di tutti gli sportivi l’incredibile duello che andato in scena al terzo rigore, nel momento forse fondamentale, quello che ha indirizzato i giochi, allorché l’inglese Rushford, classe 1997, dopo il fischio dell’arbitro Kuipers, nel silenzio impressionante dello stadio, ha aspettato almeno 5″, immobile, prima di partire guardando in faccia Donnarumma, classe 1999, che non ha mai distolto lo sguardo: si è tuttavia talmente concentrato sul nostro estremo difensore che ha finito col perdere contatto visivo con il pallone angolando troppo il tiro, finito sul palo esterno, a portiere spiazzato. Un’ultima annotazione: solo l’Argentina, nel 1990 (Diego e compagni batterono la Jugoslavia prima degli azzurri, e, peraltro, in quell’occasione Maradona sbagliò) e l’Italia, 31 anni dopo, sono riuscite a vincere due partite ai rigori nella stesso grande torneo internazionale. Il bilancio, però, è ancora negativo, con 5 vittorie e 6 sconfitte, anche se, il giorno dopo aver vinto l’Europeo, di questo freddo dato statistico non ce ne importa davvero nulla…
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